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Un treno all’alba per Verona. Poi in macchina verso Avio, un piccolo paese di montagna dove vengono tessuti i filati più pregiati. La produzione di cashmere Falconeri è una storia tutta da raccontare, a partire dall’anno 2000; anno in cui Pierangelo Fenzi fondò il marchio.

Leggendo il libro “Le fibre più vicine al cielo” , ho letto il nome di quello che avrei voluto diventasse il mio marchio, il mio progetto personale. Ci racconta Pierangelo. Tra i nomi delle capre da cui si traggono i cashmere più pregiati, ho letto ” Goats Falconeri ” ( Capre Falconeri ) e da allora, quello divenne il nome del brand. Oltre al nome delle capre, sempre sull’Himalaya si trova anche un rododendro che porta il nome Falconeri. La trovo un’immagina bellissima, conclude.

Ancora oggi è Pierangelo ad avere un ampio ruolo di responsabilità sulla linea uomo, nonostante nel 2009 il marchio fu acquisito da Sandro Veronesi per il gruppo Calzedonia.

La visita ad Avio ci ha fatto scoprire ed entrare nel vivo di tutto il processo produttivo dei cachemire Falconeri: dai bozzetti dell’ufficio stile alle 150 macchine rettilinee che producono i capi, fino al lavaggio e finissaggio del capo stesso.  E’ proprio il lavaggio uno dei processi più importanti: affinché il capo si trasformi nel cashmere morbido e delicato che conosciamo, deve essere sottoposto a lavaggi particolari, prima di questi, io stessa stentavo a credere che il filato fosse cashmere! Il capo prima del lavaggio infatti si presenta ruvido e secco e solo dopo essere stato lavato si trasforma. Molto importante anche la colorazione, per esempio le tinte più chiare rendono il capo ancor più morbido rispetto a quelle scure e Falconeri esegue un tinto top, ossia non applica la colorazione tinto filo. La tintura in fiocco infatti è meno invasiva, anche se richiede più tempo!

Oltre alle 150 macchine rettilinee per la produzione, anche il reparto Controllo Qualità e Programmazione e Sviluppo sono altamente meccanizzati. Il primo, molto rigido e attento che la fibra di cashmere non abbia inquinamenti esterni utilizza dei microscopi elettronici oltre ad altri strumenti come lo specchiofotometro per assicurarsi che la tonalità di colore sia quella desiderata. Nel secondo reparto invece i software comunicano direttamente con le macchine alle quali vengono inviati input su fantasia, taglio e fit del prodotto finito.

Le fasi finali infine sono realizzate a mano, sarte preparate all’interno dell’azienda stessa realizzano l’attaccatura del collo e dei bordi e finalizzano i dettagli. Riducendo la manodopera e lasciando alle macchine gran parte della lavorazione permette al prodotto finito di presentarsi sul mercato ad un prezzo accessibile, mantenendo elevati standard di qualità e una materia prima d’eccezione.

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